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SaluteDerm: la cura della pelle attraverso l’IA e l’innovazione di laboratorio

Nel corso di meno di due anni di lavoro, il progetto SaluteDerm ha già saputo mettere in campo soluzioni capaci di cambiare il modo in cui si diagnosticano e si trattano le lesioni cutanee e, dunque, nella maniera in cui approcciare la salute della pelle umana. Parte di tali risultati è stata presentata nel corso di un evento divulgativo dedicato svoltosi lo scorso venerdì 5 dicembre presso l’Institut Agricole Régional e finalizzato a raccontare un percorso che unisce tecnologia, biotecnologie e valorizzazione delle filiere locali.

Coordinato dalla Fondazione D34Health e guidato nelle vesti di capofila dall’azienda biotecnologica NeuroZone e finanziato dalla Regione Autonoma Valle d’Aosta attraverso il bando “Aggregazioni R&S Salute”, esso vede come suoi partner i centri di ricerca Institut Agricole Régional e Fondazione Links oltre che l’azienda specializzata in stampa ThallosJet.

Dalla prevenzione alla diagnosi

SaluteDerm nasce per migliorare l’approccio alla salute della cute, la prima barriera del corpo umano contro l’esterno, anzitutto implementando la diagnosi delle lesioni cutanee nonché rendendo più efficaci e tollerabili i prodotti dedicati alla loro cura.
Sin dal gennaio 2024, esso si è anzitutto focalizzato sulla creazione da parte della Fondazione Links di un dispositivo in grado di valutare la gravità delle ferite. Esso sfrutta algoritmi di intelligenza artificiale e tecniche di machine learning per riconoscere le lesioni cutanee, valutarne la gravità e seguirne l’evoluzione.
“In questi mesi abbiamo anche integrato tali modelli con il prototipo di dispositivo realizzato in parallelo, concepito per supportare il personale sanitario nella diagnosi in ambito dermatologico e vulnologico – ha raccontato la ricercatrice Debora Beneduce -. Le attività conclusive da noi previste, tra cui la richiesta di approvazione al comitato etico territoriale della Regione Valle d’Aosta per avviare i primi test clinici sul campo, mirano ora a consolidare l’impatto e la rilevanza dell’innovativa soluzione sviluppata”.

Quando il siero della Fontina diviene un ingrediente cosmetico

SaluteDerm ha inoltre portato alla luce un secondo rilevante risultato come diretto seguito del progetto Typicalp (Interreg V-A Italia-Svizzera 2014/2020) e del progetto Heart VdA (FESR Competitività regionale 2014/2020 e FSE Occupazione 2014/2020). I ricercatori dell’Institut Agricole Régional hanno difatti sondato e reso concreta la possibilità di trasformare lo scarto della produzione della Fontina DOP in un ingrediente efficace per il benessere della pelle, il principio attivo WheyBiotics.
“L’idea nasce dalla volontà di valorizzare il sottoprodotto di una filiera dal grande impatto in Valle d’Aosta, il siero dolce dalla produzione di Fontina DOP appunto, sfruttando le proprietà nutrizionali e funzionali che derivano dal suo latte di origine per dare vita a un ingrediente innovativo benefico per la cute – ha ricostruito la ricercatrice Tania Flutto, evidenziando come per ogni forma di formaggio lavorata si crei uno scarto di nove litri del suo siero -. Il metodo che abbiamo ideato permette di utilizzare il 60% del siero altrimenti gettato, che dopo trattamenti termici, processi di filtrazione e fermentazione con batteri lattici autoctoni produce due componenti, permeato e retentato, a loro volta ricche di ingredienti attivi interessanti”.

Gli utilizzi concreti di WheyBiotics

Sottoposto ad ambedue test in vitro e test in vivo, WheyBiotics è stato brevettato nel giugno del 2023 ed è detentore della denominazione internazionale riservata agli ingredienti dei prodotti cosmetici INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients). Ancorché ristretto e circoscritto alla sola realtà laboratoriale, tale innovativo prodotto è stato incorporato dallo IAR all’interno di una struttura idrogel altamente compatibile con la pelle che ne rilasci microdosi in modo mirato e personalizzabile.

“Tale biostruttura innovativa è stata ugualmente formulata a partire dallo scarto del processo di ultrafiltrazione del siero di Fontina DOP, aprendo nuove prospettive nella cura delle lesioni cutanee – ha commentato il ricercatore Mathieu Merlet -. Grazie alla collaborazione con ThallosJet, azienda valdostana specializzata in sistemi di stampa avanzata, è stato possibile sfruttare una apposita tecnologia di inkjet printing per il microdosaggio di tale ingrediente attivo”.

Ma non finisce certo qui perché WheyBiotics gode anche della sua prima applicazione cosmetica, la crema “Nuova vento e freddo” sviluppata nei laboratori di Verrès dell’azienda valdostana Dottor Nicola Farmacista.

“Tale sviluppo ha richiesto un percorso complesso e multidisciplinare, condotto in stretto raccordo con il team di ricerca dell’Institut Agricole Régional e corroborato da una serie di approfondimenti scientifici che hanno coinvolto laboratori universitari e centri di competenza esterni – ha spiegato Andrea Nicola -. Dallo studio delle proprietà biofunzionali del siero alla definizione del veicolo cosmetico più idoneo, la formulazione è stata sottoposta a numerose prove di stabilità, test di sicurezza, valutazioni di efficacia in vitro e verifiche di compatibilità cutanea, al fine di garantire un prodotto adatto anche alle pelli più sensibili”.